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Città Metropolitana di Torino · Alpi CozieLa valle più piccola e meno battuta a sud-ovest di Torino, tra boschi di faggio, funghi e una storia mai attraversata dai grandi eserciti.
Il comune principale della valle, di probabili origini romane. Conserva tracce delle mura del Quattrocento e ospita il Santuario della Madonna del Bussone, in stile romanico, con torri campanarie alte 52 metri.
Complesso religioso medievale (fondato nel 1188) al confine con la Val di Susa, custode di splendidi affreschi e di un enorme masso erratico glaciale al suo ingresso.
La valle, tracciata dal corso del torrente Sangone, si estende per circa 25 km attraversando Coazze, Valgioie, Giaveno, Trana, Reano e Sangano: dai primi insediamenti celto-liguri fino al dominio dei Savoia, ogni epoca vi ha lasciato il proprio segno.
Vetta panoramica sopra Giaveno da cui si ammirano i Laghi di Avigliana, la Val Sangone e la Sacra di San Michele.
Dedicato alla grande tradizione micologica della valle, ricchissima di funghi grazie ai boschi di faggio e castagno che ne coprono gran parte del territorio.
Autunno è il periodo d'oro per la Val Sangone, grazie alla stagione dei funghi celebrata a Giaveno con la manifestazione "Fungo in Festa". Primavera ed estate sono ideali per le escursioni e per la vista dal Monte Cuneo. La zona è comoda tutto l'anno, essendo priva di quote troppo elevate.
Strada provinciale verso Giaveno, imboccabile da Rivoli o Orbassano, senza necessità di autostrada.
Collegamenti bus extraurbani GTT da Torino verso Giaveno e i comuni della valle.
Il nome Giaveno deriverebbe dal latino Vicus Gavensis, insediamento fondato dalla famiglia romana dei Gavii, come riportato dalla Cronaca di Novalesa.
In epoca medievale, il territorio di Giaveno fu donato dal Conte Umberto II di Savoia all'Abbazia di San Michele, diventando luogo di incontro dei nobili piemontesi — di fatto il primo "parlamento" sabaudo.
La Precettoria di Ranverso fu fondata nel 1188 anche come centro di cura per chi era colpito dall'ergotismo (il "fuoco di Sant'Antonio"), e in seguito assistette i malati di peste nera nel Trecento.